Irregolare utilizzo del ‘GPS’ aziendale: multa ad una società

Sotto i riflettori un’impresa che si occupa di vigilanza e sicurezza tecnologica. Censurata la condotta tenuta nei confronti di un oramai ex dipendente

Irregolare utilizzo del ‘GPS’ aziendale: multa ad una società

Multa di 39mila euro inflitta dal ‘Garante per la privacy’ (provvedimento del 6 agosto 2026) ad una società di vigilanza di Bologna che ha licenziato un dipendente grazie anche ai dati raccolti tramite il sistema di localizzazione satellitare ‘GPS’ installato sull’autovettura aziendale che era stata a lui assegnata.
Per il ‘Garante’ non ci sono dubbi sulle specifiche violazioni del ‘Regolamento europeo’ nel trattamento dei dati dei dipendenti compiute da ‘La Patria S.p.A.’ di Bologna, società di vigilanza e sicurezza tecnologica.
A sollecitare il ‘Garante’ è stato proprio il reclamo proposto dall’ ex lavoratore al quale la società aveva negato l’accesso, tra l’altro, ai dati raccolti tramite il sistema di localizzazione satellitare ‘GPS’ installato sull’autovettura aziendale a lui assegnata.
Nello specifico, il lavoratore aveva chiesto di visionare e ottenere copia di tale documentazione per difendersi in una contestazione disciplinare con l’azienda che lo aveva licenziato.

Il ‘Garante’, ritenendo illecita la condotta della società, in quanto non aveva fornito idoneo riscontro all’istanza di esercizio del diritto di accesso ai dati, ha ribadito che il titolare del trattamento deve, anche quando reputa di non poter dare seguito a istanze di esercizio dei diritti, comunque comunicare al richiedente i motivi del diniego, nonché l’esistenza del diritto di presentare ricorso all’autorità giudiziaria o reclamo al ‘Garante per la privacy’, circostanze, queste, non verificatesi nel caso specifico.
Inoltre, il ‘Garante’ ha accertato che la società di vigilanza non aveva adempiuto all’obbligo di informativa per quanto riguarda il trattamento dei dati effettuato tramite il ‘GPS’ aziendale, nonostante essi siano dati personali. Fra l’altro, anche nell’accordo stipulato con le rappresentanze sindacali, alla luce dello ‘Statuto dei Lavoratori’ era richiamato l’obbligo di informativa previsto dalla disciplina di protezione dei dati. I documenti informativi erano inoltre non corretti in quanto descrivevano operazioni di trattamento di dati particolari che la società non effettuava, in realtà.
Va detto, però, che la società ha, nel corso dell’istruttoria, adottato le misure correttive necessarie a conformare i trattamenti al ‘Regolamento europeo per la protezione dei dati’. In particolare, la società ha fornito un’idonea informativa in merito al trattamento dei dati di geolocalizzazione ai propri dipendenti e ha rimosso in essa i riferimenti ai trattamenti dei dati particolari.

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